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Vino italiano: export record e nuove sfide

Pubblicato il 17/01/2023

Nel 2022 il vino Made in Italy ha toccato un nuovo record storico in termini di esportazioni
globali, registrando un fatturato di circa 8 miliardi di euro, sospinto da una crescita a due cifre
delle vendite all’estero. E’ quanto emerge dal recente bilancio della Coldiretti sulla base dei dati
ISTAT, e dalle rilevazioni di Federvini.

I principali mercati d’esportazione del vino italiano sono gli Stati Uniti, la Germania e il Regno
Unito, cui si aggiunge la fortissima crescita, sottolinea la Coldiretti, del mercato francese, storico
competitor di settore.

A guidare la crescita, un mix di diversi fattori: l’impetuosa ripresa del turismo globale, il cambio
euro-dollaro (che ha permesso di compensare gli aumenti dei costi di produzione, recuperando
competitività sui mercati legati al dollaro come Usa e Canada), e la diversificazione dei mercati,
strategia adottata da molte aziende che guardano ai Paesi emergenti, come ad esempio
Thailandia e Vietnam, dove nei primi 8 mesi del 2022 il valore dell’export del vino è cresciuto
rispettivamente del 158% e del 82%.

La competitività sui mercati internazionali è supportata dall’elevata qualità dei vini italiani, con le
loro peculiarità e varietà. Secondo una recente rilevazione del Ministero dell’agricoltura, della
sovranità alimentare e delle foreste, a fine 2022 si registrano 526 vini DOC (Denominazione di
Origine Controllata, tra i quali spiccano i DOCG, Denominazione di Origine Controllata e
Garantita) e IGT (Indicazione Geografica Tipica).

Il Made in Italy del settore enologico registra una crescita costante dal 2010 e, nonostante un calo
nel 2020, nel 2022 conferma il massimo storico della quota dello 0,4% sul PIL italiano già toccato
nel 2021, valore pari a quello della Francia, e doppio rispetto allo 0,2% della Spagna.

Secondo una classifica ibrida prodotta dall’ufficio studi di Confartigianato, analizzando l’export
enologico delle regioni italiane e dei Paesi UE, il Veneto guadagna il 3° posto in classifica, dopo
Francia e Spagna, con 2,8 miliardi di euro di export, seguito da Piemonte e Toscana (oltre 1.2
miliardi per regione), che sopravanzano la Germania (1 miliardo), il Portogallo (921 milioni), il
Trentino-Alto Adige (612 milioni) e i Paesi Bassi (536 milioni).

A gravare sulla prima voce dell’export agroalimentare nazionale, pesano tuttavia gli aumenti dei
costi di produzione diretti o indiretti causati dal caro energia, e la concorrenza sleale derivante dal
moltiplicarsi delle imitazioni Italian sounding sui mercati esteri.

Nuova potenziale sfida al settore è inoltre il rischio di un protezionismo alimentato dagli health
warnings in etichetta, in riferimento al precedente a livello europeo che può rappresentare
l’autorizzazione UE recentemente concessa all’Irlanda, che potrà applicare etichette d’avvertenza
(“il consumo di alcol provoca malattie del fegato”, “alcol e tumori mortali sono direttamente
collegati”, ecc.) sulle bottiglie di vino, birra e liquori, nonostante i pareri contrari di Italia, Francia e
Spagna e altri sei Stati produttori UE, che considerano la misura una barriera al mercato interno
capace di influenzare negativamente le scelte dei consumatori.