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Made in Italy: export agroalimentare in crescita verso quota 73 miliardi

Pubblicato il 15/12/2025

Il 2025 si profila come un anno decisivo per l’agroalimentare italiano, che continua a guadagnare quote di mercato all’estero nonostante un clima economico internazionale sempre più incerto. Spinta dal riconoscimento UNESCO – l’iscrizione della cucina italiana nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, che ne tutela il valore storico, sociale e identitario a livello globale – e da una domanda internazionale in crescita, la filiera dell’agroalimentare Made in Italy potrebbe superare la soglia record dei 73 miliardi di euro di export, secondo le proiezioni Coldiretti su dati Istat presentate all’Assemblea nazionale di Roma.

Nei primi nove mesi dell’anno, le esportazioni agroalimentari italiane sono aumentate del +6% sui mercati globali: Il vino continua a guidare la crescita, seguito da ortofrutta trasformata, formaggi, pasta, cereali, frutta e verdura fresche, salumi e olio extravergine. 

Sul fronte dei mercati, la Germania si conferma primo sbocco commerciale con un aumento del +7%, seguita da Francia, Regno Unito e Spagna. Gli Stati Uniti, invece, registrano un calo del -1%, pur restando il principale mercato extra-UE. La frenata statunitense è soprattutto legata alla nuova ondata di dazi introdotta dall’Amministrazione Trump, inizialmente al 10% e poi al 15%. Dopo un primo trimestre positivo (+11%), l’export verso gli USA ha subito una contrazione progressiva, raggiungendo il –23% ad agosto e il –11% a settembre. La ripresa delle relazioni commerciali con Washington sarà cruciale per evitare effetti strutturali su uno dei mercati più strategici per il Made in Italy.

A complicare il quadro contribuiscono barriere sanitarie e ostacoli amministrativi che, secondo Coldiretti, vengono spesso utilizzati come forme di protezionismo mascherato. A queste criticità si aggiungono i limiti delle infrastrutture nazionali, responsabili di un potenziale “export mancato” stimato in 93 miliardi di euro, di cui 9 miliardi nel solo settore agroalimentare.

Il rafforzamento della visibilità internazionale della cucina italiana rende inoltre più urgente il contrasto all’Italian sounding, un fenomeno che supera i 120 miliardi di euro e che sottrae competitività alle filiere autentiche del Made in Italy. Parallelamente continua a crescere l’ingresso in Europa di prodotti esteri a basso costo, spesso realizzati con standard qualitativi e fitosanitari non ammessi in UE, con un impatto diretto sui prezzi riconosciuti agli agricoltori italiani.

Per Coldiretti, il riconoscimento UNESCO deve diventare un asset strategico da cui ripartire per rafforzare la presenza del Made in Italy sui mercati globali. Infrastrutture più moderne, regole commerciali più eque e un contrasto più deciso alla contraffazione e all’agropirateria saranno elementi essenziali per consentire alla cucina italiana, ora tutelata come patrimonio culturale universale, di rimanere una leva competitiva e uno dei motori più solidi dell’economia nazionale.